Una generazione scomparsa. I mondiali in Argentina del 1978
di Daniele Biacchessi
Jaca Book, 2020
È il 25 giugno 1978. A Buenos Aires, Estadio Monumentai, va in scena Argentina-Olanda, finale dei mondiali di calcio. Il clima èsurriscaldato, perché la nazionale Argentina vuole vincere a tutti i costi e non può sbagliare. Poi si gioca tutto davanti al suopubblico, soprattutto davanti agli occhi vigili del dittatore e torturatore argentino generale Jorge Videla, e a quelli di tutti imembri della Junta militare, al potere dalla notte del 24 marzo 1976, seduti in tribuna d’onore. Accanto a loro, nascosto dairiflettori delle telecamere, c’è un signore italiano ancora sconosciuto ai più: è Licio Gelli, il Venerabile della loggia massonicaP2, Propaganda 2, imprenditore, amico personale degli uomini del potere argentino. La partita finisce 3 a 1 per l’Argentina. Apoche centinaia di metri dallo stadio di Buenos Aires, in Avenida del Libertador 8151, anche gli aguzzini dell’Escuela deMecánica de la Armada, I’ESMA, uno dei centri di tortura del regime, esultano e abbracciano le loro vittime agonizzanti. Peruna sera almeno, dai cieli dell’Argentina, cadono solo coriandoli e festoni, e non corpi di donne e uomini lanciati dai portellonidegli aerei verso le acque nere e minacciose dell’oceano. Il giorno dopo riprenderanno puntuali e precisi i voli della morte.Tutto tornerà normale, nell’assurda anormalità dell’Olocausto argentino. Proprio in quei giorni, il mondo conoscerà anche ilcoraggio delle Madri di Plaza de Mayo: la televisione olandese diffonderà le immagini della marcia di decine di donne con ilfazzoletto bianco che chiedono giustizia per una generazione ormai scomparsa.
