Daniele Biacchessi
Il racconto di Biacchessi, giornalista investigativo di Radio 24, utilizzando soprattutto fonti processuali, affronta le ultime inchieste sul terrorismo di destra in Italia: il processo di piazza Fontana, le istruttorie sulla strage di piazza della Loggia a Brescia, lo stragismo dei Nar, fino alla bomba al “manifesto” di Andrea Insabato. La narrazione ha il fascino e l’agilità del buon reportage, che alterna alla descrizione degli eventi la ricostruzione delle piste investigative e dei depistaggi, nonché il ritratto biografico degli attori più importanti. Senza la pretesa di fornire nuove interpretazioni storiografiche, l’autore sottolinea come le recenti dichiarazioni di Carlo Digilio, di Vincenzo Vinciguerra e di Antonio Labruna abbiano reso meno oscure le trame nere del terrorismo eversivo, evidenziando in particolare due elementi: il ruolo fondamentale della struttura di Ordine nuovo, con cellule a Milano, Venezia e Padova, da un lato, e, dall’altro, il rapporto decisivo con le basi americane situate nel Nord-Est d’Italia. Ne emerge un quadro di ampio respiro, che inserisce le strategie eversive degli anni sessanta e settanta all’interno di una cornice più estesa: il conflitto internazionale Usa-Urss, la “guerra non ortodossa” al comunismo e le connesse “operazioni sporche”, presentate come operazioni difensive. Utile l’appendice conclusiva, con l’elenco dei siti Internet dedicati alla documentazione del terrorismo nero in Italia. (Francesco Cassata, L’Indice)
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Gian Paolo Serino, La Repubblica.
“Daniele Biacchessi racconta un’Italia che sembra ormai vivere in una perenne ri(e)mozione forzata. Con la voce e la potenza di uno scrittore che è l’unico erede della narrativa civile di Pier Paolo Pasolini.”
Bruno Ventavola, La Stampa.
“Non gli servono effetti speciali. Bastano la sua voce e la musica di un paio di amici. Perché è la storia d’Italia, quella più fosca, più scomoda, più vergognosa, ad accapponare la pelle del pubblico.”
Lionello Mancini, Il Sole 24ore.
“Le pièce teatrali d’impegno civile di Biacchessi vorrebbero essere un contributo a scostare le ante del Paese da quel muro che ne impedisce l’apertura «perché – riflette l’autore – una società che non può fare i conti col passato, non comprende il proprio presente e non può progettare il futuro.”
“Il suo stile comunicativo usa moduli differenti, spaziando tra musica e teatro. Quanto ai contenuti, resta coerente con l’idea che linguaggi diversi possano rendere più efficace la ricostruzione e la denuncia delle tante malefatte italiane. In nome di una verità che dovrebbe coincidere con la giustizia.”
“La parola di Daniele Biacchessi è netta. Intagliata in una voce pastosa e un filo affannata, perfetta per la radio, ma non priva di efficacia in scena.“
Maddalena Tuffarulo, Tabloid.
“La sua vitalità artistica è un continuo fluire tra teatro e musica. Due mondi paralleli e di medesima estensione della sau poliedrica identità che da sempre corre su tre binari: ricerca della verità, memoria e identità, ovvero le persone al centro dei racconti“
“Daniele, allora, porta in giro per l’Italia il suo racconto con un tenace piglio da fresco cantastorie della memoria che attira e tira verso promettentissime prospettive di rigenerazione. Scrive all’inizio del libro “Orazione civile per la Resistenza: “Dedico questo libro agli studenti che nei teatri e negli auditorium sono venuti in camerino a cercare da me spiegazioni, percorsi bibliografici e informatici… A quanti in silenzio hanno ascoltato le mie narrazioni”. Gli studenti, i ragazzi.“
Davide Turrini, Il Fatto Quotidiano.
“Storia, e orazione, intessute prima di tutto dai luoghi delle stragi (da Boves in Piemonte all’Hotel Meina sul Lago Maggiore, da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema fino alle Fosse Ardeatine), poi di date e di cifre di morte. Numeri disegnati col sangue di partigiani e semplici civili, donne, vecchi e bambini, condannati a morte da un esercito invasore che in un triennio esercitò un’inaudita violenza cancellando dalla faccia della terra l’essenza stessa del senso dell’esistenza umana.“
Mario Avagliano, storico.
“Biacchessi è curioso, un cercatore di verità. Da buon cronista, si era sempre chiesto chi fosse il fascista con le mani dietro la nuca , trascinato per le strade di Milano da alcuni partigiani armati, ritratto nella fotografia sulla copertina del saggio “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa. Nella didascalia del libro di Pansa, in seconda di copertina, si parla genericamente di “fascista ucciso il 28 aprile 1945”. Biacchessi non si è accontentato. Così è andato negli archivi e si è messo alla ricerca di questa immagine. Scartabella che scartabella, eureka!, l’ha trovata. Ed ha scoperto che si trattava di Carlo Barzaghi, l’autista di Franco Colombo, il comandante della legione autonoma mobile Ettore Muti di Milano. Barzaghi non è quindi un fascista qualsiasi, un innocente ucciso nei giorni dell’aprile 1945. È un esponente di spicco della Repubblica di Salò e si è macchiato di vari reati.“
“Biacchessi dedica l’Orazione Civile per la Resistenza ai giovani che ha incontrato al termine dei suoi spettacoli di teatro civile. A tutti i giovani che gli hanno fatto perdere treni per soddisfare domande, dubbi e che hanno implicitamente o anche involontariamente, suggerito idee, richiesto spiegazioni, percorsi bibliografici e informatici e che hanno ascoltato in silenzio le narrazioni.”